Qualche settimana fa sono stato intervistato da Radio Uno rispetto alla situazione ad Haiti. Prima di me, nella trasmissione (registrata, quindi non sapevo cosa avrebbero detto) molti interventi sono stati nell’ottica di evidenziare l’importanza dell’intervento internazionale, cosa fanno le ONG italiane, cosa fanno le Nazioni Unite etc…

Ecco, quello che ho detto io è che forse Haiti starebbe meglio se si accettasse di dare spazio alle forze e alle idee locali, senza sotterrarle sotto alla burocrozia europea o alla voglia di protagonismo dei nostri enti benefici. Bisogna iniziare ad ascoltare gli haitiani e a prendere in considerazione le loro richieste. Sono 200 anni che si amministrano da soli, contro tutti gli altri stati americani e nonostante loro, sanno come muoversi, non dobbiamo essere noi, da fuori, con i nostri studi e la nostra visione, a dire loro come dovrebbero vivere. Un po’ di umiltà da parte degli operatori umanitari aiuterebbe…

Per approfondire, naturalmente, il libro Haiti: l’isola che non c’era.

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