In Repubblica Dominicana è riscoppiata la febbre dell’ambra ed è tutto un fiorire di miniere artigianali più o meno profonde nelle montagne della cordigliera centrale vicino a Santiago de los Caballeros.

Ieri sono andato a vedere alcune di queste miniere. Lo scenario è da Vecchio West. Si lascia il veicolo a mezzo chilometro dal ruscello lungo il quale si snodano gli scavi delle miniere. A quelli “storici” delle persone che è tutta una vita che scavano alla ricerca della resina fossile, si sono uniti, negli ultimi mesi, nuovi scavi gestiti da persone che hanno lasciato i vecchi lavori, per lo più agricoli o saltuari, per dedicarsi all’ambra dopo che i prezzi di questa sono saliti alle stelle, anche per il crescente interesse dei cinesi. Dal 2012 ad oggi, i cercatori di ambra sono più che decuplicati, attirati da possibili guadagni stratosferici dopo che si sono verificati ritrovamenti importanti, come una pietra di ambra azzurra, la più pregiata, di 160 onze. I lavoratori si sono organizzati con sistemi vari, la maggior parte informali, dove ci si divide il lavoro tra chi scava, chi si occupa della logistica, chi della vendita etc… C’è già chi fa paragoni con la febbre dell’ora in California del 1848.

La Repubblica Dominicana è il quarto esportatore di ambra a livello mondiale, ma non esistono grande miniere e tutto è affidato a lavoratori che, più o meno in proprio, si incaricano della ricerca. La rete di acquisto è molto diffusa e la resina fossile passa per molte mani prima di arrivare all’estero. Questo comporta un prezzo pagato al minatore molto minore di quello che poi l’ambra avrà sul mercato mondiale. La struttura artigianale delle miniere, inoltre, fa si che queste siano scavate senza troppe conoscenze geologiche ma seguendo i filoni e il “piso”, ovvero grossi lastroni di roccia dura sopra e sotto i quali si trovano i giacimenti di carbone che contiene l’ambra.

Arrivando nella zona degli scavi si vedono subito i buchi lasciati dalla miniere non più attive. Una fila interminabile di bocche che danno verso il centro della montagna.

Addentrarsi in questi cunicoli mette davvero paura. Sono alti tra i 50 cm e il metro, solo alcuni si allargano in alcune zone fino ad arrivare al metro e mezzo. Naturalmente non vi è alcun sistema di illuminazione e tutto è affidato alla pila che ogni minatore si porta dietro. Non esistono misure di sicurezza, dalle più semplici come il casco, a quelle più complesse come i sistemi di sostegno ai tunnel. Nessuno usa protezioni alcune e molti dei minatori lavorano scalzi. Dentro ai tunnel alcuni passaggi vanno affrontati a carponi perchè la roccia è troppo dura per aprire varchi maggiori. Tutta la terra è trasportata all’esterno in sacchi e a mano, mentre l’acqua che spesso si trova scavando viene pompata fuori, o in altre parti del tunnel con piccole pompe artigianali.

L’entrata di questi cunicoli ti fa pensare più di una volta se entrare o meno. La visuale è nulla e non si ha idea di quanto possa continuare sotto la montagna che hai appena percorso per arrivare lì.

I  minatori sono generalmente di due tipi, o pagati alla giornata con un premio in caso di scoperta d’ambra, o in cooperativa dividendo oneri e benefici. Una parte della produzione settimanale è comunque destinata ad un piccolo fondo che copre il cibo, i costi della benzina per il trasporto e i generatori elettrici, l’affitto dei martelli pneumatici e l’acquisto di apparecchiature come i tubi e le pompe. Il fisso per un minatore può essere di circa 1.200 pesos alla settimana, circa 20 euro. Se la settimana è proficua ogni minatore in cooperativa può guadagnare tra i 5.000 e i 10.000 pesos (100-200 euro), se va male ci rimette i costi del funzionamento della struttura e del pagamento dei minatori salariati.

All’interno dei tunnel si trovano degli incroci con tunnel vecchi, scavati precedentemente. Quando accade si chiude il vecchi tutte con dei pali di legno e di gettano sopra le nuova macerie, creando una struttura alquanto debole e provvisoria. La Repubblica Dominicana è zona altamente sismica (ricorderete il terremoto che ha colpito Haiti nel 2010) e ogni piccola vibrazione potrebbe portare a crolli da un momento all’altro. Inoltre i buchi delle miniere stanno indebolendo molto la montagna e piccoli smottamenti potrebbero avvenire senza preavviso. L’ultima tragedia ha portato in giugno alla morte di un giovane di 27 anni.

La temperatura all’interno delle miniere varia da tunnel a tunnel, alcuni sono molto caldi, altri sono più freschi, ciò dipende dalla struttura geologica in cui sono scavati e dalla presenza o meno di acqua. Quello dell’acqua è un problema grande perchè quando piove molto, e qui molto spesso piove molto, i tunnel si allagano, sia perchè l’acqua entra dalla bocca sia perchè filtra dalla terra. E questo oltre che bloccare il lavoro per diversi giorni, fino a quando non si riesce a pompare fuori tutto il liquido, rende meno sicuri i tunnel e li ricopre di fango. Settimana scorsa le precipitazioni sono state abbondanti e molti minatori erano impegnati proprio a gestire il problema idrico per limitare al massimo le infiltrazioni. Il fondo del tunnel era coperto di fango scivoloso quando si riusciva a camminare accovacciati e molto scomodo nei passaggi più stretti.

Dopo che si è entrati nel tunnel l’oscurità di circonda. Il sole accecante dell’esterno lascia spazio al buio più completo. Con una lanterna con luce ultravioletta i minatori cercano i segni dell’ambra, che riluce se così stimolata, nei blocchi di carbone, passando con piccoli martelli le pareti e il fondo del tunnel. Se trovano qualche traccia le pietre vengono portate all’esterno dove sono setacciate, lavate e analizzate. A prima vista e ad un occhio ignorante come il mio, l’ambra così estratta appare in tutto e per tutto uguale a una roccia, se non fosse per il peso.

Dopo una trentina di metri sottoterra, avverto già la necessità di uscire. L’aria si fa pesante e il respiro difficile, o forse sono io che mi sto agitando. Mi giro verso l’entrata e esco fuori. Mentre loro continuano il lavoro per meno di 5 euro al giorno…

 

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