Land grabbing in Benin, ovvero come un progetto USA del 2004 sta mettendo in ginocchio l’agricoltura di un intero paese
Avete mai sentito parlare del Millennium Challenge Corporation (MCC)? Si tratta di un programma iniziato dall’amministrazione Bush nel 2004, si tratta di fondi messi a disposizione dei paesi del sud del mondo dagli USA per “premiare” gli stati disposti a fare riforme rispetto alle loro politiche economiche, in particolare agricole. Il primo paese a firmare l’accordo è stato il Madagascar, nel 2004, mentre il Benin lo fece nel 2006. Ad oggi sono 9 i paesi ad avere aderito: Nicaragua (2005), Ghana e Mali (2006), Lesotho, Mongolia e Mozzambico (2007), Burkina Faso (2008).
Il caso del Benin è emblematico perchè permette di avere una panoramica completa su quali siano le riforme che il MCC ha in mente per l’Africa. Una società statunitense, la Stewart International, sta supervisionando lo sviluppo di un intero nuovo quadro delle politiche nazionali del suolo nell’ambito del programma di MCC, tutti i fondi del MCC sono subordinati all’approvazione del Libro Bianco che stravolgerà il concetto di proprietà terriera nello stato, che è stato recentemente adottato. Nel testo è esplicitato che il sistema deve passare attraverso i “titoli di proprietà” scritti e registrati, facendo saltare l’intero sistema tradizionale che è basato sul possesso comunitario e sulla vendita orale delle proprietà, emarginando così completamente le pratiche consuetudinarie, anche se queste sono fortemente riconosciute nel diritto nazionale nel 2007.
Come in Ghana e Mozambico, MCC sta utilizzando lo spazio generato da riforme agrarie recenti, controllate dalla Banca mondiale e altri donatori, per tracciare e delimitare la terra e facilitare l’acquisto di terreni da parte degli investitori privati. Il progetto è sovvertire il senso dei Plans Fonciers Rurales del 2007, che dovevano servire per riconoscere la proprietà collettiva delle terre per ridurli a strumenti per la suddivizione e privatizzazioni delle stesse. Il risultato è che la proprietà privata agricola è passata dal 10% del 2007 ad oltre il 50%.
Ad acquistare le terre sono aziende nazionali che fanno capo a ministri e deputati, che fungono però da prestanome per le grosse compagnie internazionali. Ciò ha portato ad una riduzione dell’accesso alle fonti d’acqua, ora monopolizzate dai nuovi grandi proprietari, e delle possibilità di sviluppo per l’economia comunitaria e locale che ha visto ridursi il proprio mercato oltre che subire espropri da parte dello Stato per non poter dimostrare con un titolo la proprietà della terra coltivata da generazioni.
Haiti: l’isola che non c’era
Nel gennaio del 2011 è uscito il libro curato da me e Helga Sirchia dedicata alla storia e alla situazione sociale di Haiti, con contributi dei più importanti studiosi dell'isola e dei soci di ColorEsperanza.Link personali
Amici on-line
- Alessandro Diegoli
- Claudio Gargantini
- Cristiano Valli
- Daniele e Elisa Restelli
- Diego Fasano
- Disma Pestalozza
- Eco della Terra
- Ermanno Zacchetti
- Eugenio Comincini
- Fabio Battagion
- Jacopo Fo
- Letizia Palmisano
- Loris Navoni
- Paolo Soldano
- Pierluigi Taddei
- Pippo Civati
- Rafael Robles
- Rosario Espinal
- Stefano Comi
- Vilma Asperti
- Winston
Ultimi commenti
- kuda on A Cernusco conviene spostare le tombe?
- kuda on A Cernusco conviene spostare le tombe?
- silvia ghezzi on A Cernusco conviene spostare le tombe?
- kuda on Bambini dell’Honduras rapiti per espianto organi – BUFALA
- Normand Mccormick on Alemanno cambia il bando (ed esclude i rom e sinti dalle case popolari)
Archivio
Categorie
- acqua
- africa
- ambiente
- america
- asia
- campagne
- catena di blog
- cernusco
- coloresperanza
- economia
- elezioni
- energia
- europa
- haiti
- hispaniola
- internet
- lavoro
- musica
- news
- notizie dimenticate
- oceania
- ombelico
- provincia di milano
- rapporti con il parlamento
- repubblica dominicana
- stampa
- stranieri in italia
- terremoto
- viaggi
Amministra sito








