La fondazione The Walk Free ha redatto un importante documento, che invito a leggere per esteso (lo trovate qui), sulle moderne schiavitù nel mondo.

Guardandolo mi è subito saltato agli occhi il dato di un paese che conosco molto bene, ovvero Haiti. Questi si trova al terzo posto nella triste classifica mondiale sulle schiavitù dopo Mauritania e Uzbekistan per la percentuale di popolazione che vive in questo stato.

La fondazione definisce così le nuove schiavitù:

Modern slavery is a hidden crime. It takes many forms, and is known by many names: slavery, forced labour, or human trafficking. All forms involve one person depriving another person of their freedom: their freedom to leave one job for another, their freedom to leave one workplace for another, their freedom to control their own body. Modern slavery involves one person possessing or controlling a person in such as a way as to significantly deprive that person of their individual liberty, with the intention of exploiting that person through their use, management, profit, transfer or disposal.

In particolare vi sono tre ambiti:

  • il traffico di persone: Per mezzo di minaccia o l’uso della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, l’abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra persona
  • la schiavitù propriamente detta: Lo stato o la condizione di un individuo sul quale uno o tutti i poteri inerenti al diritto di proprietà sono esercitati.
  • il lavoro forzato: Tutto il lavoro o il servizio estorto a una persona sotto la minaccia di una punizione o per il quale detta persona non si sia offerta spontaneamente

Il dato di Haiti è impressionante, su una popolazione di 10 milioni di abitanti, oltre 230.000 sono considerati come schiavi moderni, cona percentuale del 2,3%. Per capire la gravità basta fare il raffronto con la vicina Repubblica Dominicana che avendo una popolazione pressochè uguale ha “solo” 18.000 schiavi, pari allo 0,18%. L’Italia ne conta 11,400 ma con una popolazione sei volte più grande (0,02%).

Il fenomeno che colpisce maggiormente Haiti è quello dei bambini restavék, ovvero  bambini di Haiti che vivono in una famiglia diversa dalla loro famiglia di origine. In genere provengono da famiglie povere delle zone rurali di Haiti, i genitori dei quali, non potendosi permettere di mantenerli, li mandano a lavorare presso famiglie residenti in città.  Vivono spesso un’effettiva condizione di schiavitù, vittime di abusi di ogni genere: devono dormire sul pavimento senza nessun tipo di materasso, solo con una stuoia; non possono andare a scuola o, al massimo, possono farlo la sera di riposo, stando sempre vicino al ‘padrone’, nel caso dovesse avere bisogno; sono sottoposti regolarmente a violenza fisica e sessuale. I restavék non sono autorizzati a parlare, se non quando devono rispondere ai padroni e la maggior parte di essi soffre di malnutrizione. Non hanno contatti con i genitori d’origine. La schiavitù dei restavék comincia dai 3-5 anni e ha una durata precisa: da una parte, i maschi restavék restano con la famiglia ospitante fino all’adolescenza, le femmine restano dalla famiglia ospitante fino alla gravidanza, per poi sperare di trovare un lavoro qualsiasi per sopravvivere da sole col bambino.

Bambini haitiani sono anche vulnerabili rispetto al traffico attraverso il confine con la Repubblica Dominicana dove si trovano a fare lavori domestici, il lavoro minorile e sfruttamento sessuale commerciale.  I bambini di strada, spesso in fuga o restavèks espulsi, sono vulnerabili nei confronti del crimine di strada o delle gangs.

Anche se i bambini costituiscono la maggioranza delle vittime della moderna schiavitù ad Haiti, sono state individuate anche vittime adulte in lavori forzati in agricoltura, nell’edilizia e nella prostituzione forzata all’interno di
Haiti, in Repubblica Dominicana, in altri paesi dei Caraibi, negli Stati Uniti, e in tutto il Sud America. Le donne che vivono nelle tendopoli degli sfollati, ancora esistenti quattro anni dopo il terremoto del gennaio 2010, sono vulnerabili allo sfruttamento sessuale a fini commerciali e ai lavori forzati.

Nel 2014, il governo di Haiti ha promulgato una nuova legge il traffico, che criminalizza il reclutamento, trasporto, il trasferimento o la ricezione di adulti e bambini, ma gli effetti sono molto deboli anche a causa delle poche risorse e della poca preparazione della polizia haitiana. Spesso la corruzione, l’ignoranza e la violenza interferiscono nei processi che dovrebbero aiutare a garantire i diritti dei più deboli.

Nonostante nel 1804 sia stato il primo paese americano ad abolire la schiavitù sembra che ad Haiti la strada da percorrere sia ancora molto lunga.

Per approfondire: Haiti: l’isola che non c’era, 2011, IBIS

Tagged with:
 

One Response to Oltre il 2 % della popolazione di Haiti vive in schiavitù. La maggioranza sono bambini.

  1. […] un recente rapporto circa il 2% della popolazione haitiana vive in situazione di schiavitù (approfondimento). Per non farsi mancare nulla, nel 2013 il Tribunale Costituzionale della Repubblica Dominicana, […]

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *