Mentre Haiti si prepara alle agognate elezioni di agosto, che dovrebbero mettere fine alla crisi istituzionale che dura da più di un anno (link) il Presidente del Consiglio Elettorale Provvisorio, Pierre Louis Opont, che nel 2010 era il Direttore Generale dell’allora consiglio elettorale, rivela ciò che portò 5 anni fa all’elezione dell’attuale presidente Martelly.

Per capire la situazione bisogna fare un salto indietro di oltre 5 anni. A gennaio del 2010 un terribile terremoto colpisce la capitale di Haiti e distrugge buona parte degli edifici pubblici e privati. Le elezioni presidenziali previste per febbraio vengono rimandate e nel paese arrivano fiumi di soldi per la cooperazione internazionale. il numero di ONG straniere si moltiplica iperbolicamente e gli USA sbarcano con i marines per portare soccorso umanitario. La missione dell’ONU Minustha, presente nel paese dal colpo di stato del 2004 che obbligò alla fuga il presidente Aristide, viene ampliata. Inizia un gioco di potere, sulla testa degli haitiani tra USA e Venezuela (e Brasile) per l’affermazione della supremazia regionale (si veda anche la questione sul petrolio svelata da Wikileaks).

In questo clima si va a votare a fine novembre 2010 (qui il mio post dell’epoca). I candidati in corsa per la presidenza sono sostanzialmente 4: Jude Célestin, a sostenuto dal Presidente uscente Preval, Mirlande Manigat, moglie di Leslie Manigat, già presidente di Haiti per pochi mesi nel 1988, Jean Henry Céant, che rivendica una continuità con l’ex presidente Aristide, molto vicino ai quartieri più popolari e Michel “Sweet Micky” Martelly cantante senza alcuna esperienza politica ma che ha fatto grandissimi investimenti durante la campagna elettorale.

Subito dopo le elezioni iniziano giorni concitati: Manigat arriva prima con circa il 31 % dei voti, dietro di lei Célestin (22,48%) e Martelly (21,84%). Al ballottaggio dovrebbero andare i primi due, ma qui scatta la protesta. Le accuse sono di brogli da parte del Governo e quindi a favore di Célestin. Per settimane i risultati non sono definitivi, vi sono dichiarazioni dall’Organizzazione degli Stati Americani e dell’ONU che chiedono la rinuncia di Célestin, le richieste dei partiti di opposizione haitiani sono di annullare le elezioni. Questa idea però non piace agli USA che vogliono una controparte politica haitiana con cui relazionarsi e gestire (in quasi totale autonomia) la ricostruzione. A posteriori sappiamo come è andata, la stragrande maggioranza dei soldi investiti per ricostruire Haiti non sono mai usciti dai confini americani rimanendo ad appannaggio delle aziende e delle ONG statunitensi, solo il 10% delle risorse è stato amministrato dal governo haitiano e meno del 3% da ONG locali.

Nel disordine di quel gennaio, il 31 arriva sull’isola Hillary Clinton, allora Segretario di Stato USA e, ricordiamolo con Bill Clinton incaricato dall’ONU per la ricostruzione ad Haiti. Insomma, era colei che aveva i soldi dalla parte del manico. Secondo la ricostruzione di Opont, la Clinton molla la crisi egiziana nel suo più alto punto di tensione (è il giorno in cui Mubarak licenzia tutto il consiglio dei ministri) per recarsi ad Haiti e sostenere le aspirazioni presidenziali di Michel Martelly. Durante la visita si riunisce con alcuni candidati alla presidenza, tra cui lo stesso Martelly, violando ciò che la Casa Bianca di Obama e il Consiglio di Sicurezza Nazionale chiama una “pratica di lunga data e principio” ovvero non essere visti con i candidati o capi di stato dei paesi stranieri durante le loro elezioni.

Nel frattempo le strade della capitale di Haiti sono percorse da manifestazioni a favore dell’inclusione di Martelly nel ballottaggio. Già all’epoca scrivevo di come quelle proteste non fossero “politiche” ma guidati da criminali, si è poi scoperto che un senatore dominicano Felix Bautista finanziò Martelly portando alla destabilizzazione del paese (Felix Bautista fece poi affari milionari con appalti assegnati alle sue imprese dal futuro presidente Martelly) appoggiandosi al delinquente Louis-Jodel Chamblain.

Morale, dopo la visita della Clinton, il 3 febbraio, il Comitato Elettorale estromise Célestin dal ballottaggio. Opont dice che, in qualità di direttore generale, dette i risultati ufficiali agli osservatori internazionali, ma che Cherly Mills, il Capo del Gabinetto del Segretario di Stato Hillary Clinton, e gli osservatori dell’Organizzazione degli Stati Americani hanno poi dato risultati diversi da quelli che erano stati loro passati.

Il resto è storia, al ballottaggio Manigat raccolse esattamente gli stessi voti del primo turno, 336.000, mentre Martelly passò magicamente da 234.000 voti a 716.000. Essendo invariato il numero di votanti, praticamente tutte le persone che al primo turno non avevano votato per Manigat al secondo votarono per Martelly. Per un uomo senza un passato politico e senza un partito serio di appoggio (il partito di Martelly riuscì a eleggere solo 3 senatori su 98) si è trattato di un miracolo politico impossibile da realizzare senza l’aiuto straniero (e dell’ex dittatore Duvalier, rientrato ad Haiti a gennaio 2011).

Gli anni del governo Martelly sono poi stati segnati da instabilità istituzionale, predominio delle ONG straniere sul controllo locale del terremoto, corruzione e sperpero di denaro fino alla crisi che nei mesi scorsi ha portato allo scoglimento del Senato e alla nomina di un ex golpista (contro Aristide) come primo ministro.

Il 25 ottobre del 2015 ci saranno le nuove elezioni presidenziali, staremo a vedere, per il momento il numero dei candidati è di 56, ma in continua evoluzione, anche perchè Martelly non potrà ricandidarsi, mentre Célestin si.

Qui il video dell’intervista con le rivelazioni di Opont.

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5 Responses to I risultati delle elezioni haitiane del 2010 sono stati falsificati da Hilary Clinton, secondo il Presidente del Consiglio Elettorale di Haiti

  1. […] realtà il poco interessa riguarda soprattutto la stampa e non i paesi della regione. Qui raccontavo come l’allora segretario di stato USA Hillary Clinton avesse interferito in forma […]

  2. […] alcuni settori e la “mediazione” degli Stati Uniti con l’intervento personale di Hillary Clinton, Célestin fu escluso dal ballottaggio a favore del cantante Michel Martelly che, sorprendendo […]

  3. […] del 2011 promuovendo l’esclusione del candidato Celestin a favore del cantante Martelly (vedi qui), la popolazione, stanca della situazione dei campi, iniziò una autoricostruzione delle case, […]

  4. […] seguito di proteste ed accuse di broglio e di un intervento personale dell’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton, Celestin venne escluso dalla corsa […]

  5. […] vinto il primo turno del 2010, poi escluso per brogli e dopo l’intervento in prima persona di Hillary Clinton) nel 2010 e in precedenza è stato direttore di un’agenzia di costruzioni governativa molto […]

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