A Haiti s’insedia il nuovo primo ministro Evans Paul. La sua nomina, avvenuta per decreto presidenziale a dicembre, non è stata ratifica dalle Camere. Il paese è senza parlamento dopo il fallimento dei negoziati politici per prolungarne il mandato. Evans Paul è stato scelto dal presidente Michel Martelly per succedere a Laurent Lamothe, nel tentativo di calmare le proteste. Ma l’opposizione continua ad accusare Martelly di corruzione, ostruzionismo alle riforme e accentramento del potere.

Per capire chi sia il nuovo primo ministro che governerà senza parlamento per un tempo indefinito dobbiamo però tornare al 2004, anzi al 1990.

In quell’anno un ex prete, Jean-Bertrand Aristide, pur avendo deciso all’ultimo momento di partecipare alle elezioni presidenziali del dicembre del 1990, ottenne una vittoria straordinaria conquistando il 67% dei voti; in tal modo sconfisse il candidato sostenuto dagli americani, l’ex funzionario della Banca Mondiale Marc Bazin, arrivato secondo con il 14% dei consensi. Evans Paul sostiene Aristide e viene eletto Sindaco di Port-au-Prince. Il coraggioso teologo della liberazione, impegnato nella ‘opzione preferenziale per i poveri’ dei vescovi latino-americani, si insediò così nel mese di febbraio del 1991 come il primo presidente democraticamente eletto della storia haitiana, ma per poco tempo: fu rovesciato con un colpo di Stato militare il 30 settembre di quello stesso anno. Nel 1994 Clinton ricondusse ad Haiti il Presidente legittimo con un’operazione militare di grande impatto ma imponendo ad Aristide le mortali “ricette” del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che avrebbero impoverito ancora di più un Paese che era ed è il più povero dell’emisfero occidentale.

Aristide rimase Presidente meno di un anno, quando, scaduto il suo mandato, venne eletto René Preval, sempre appoggiato dal partito Lavalas. René Preval è il primo ed unico Presidente eletto ad aver condotto a termine il suo mandato e ad essere sostituito sempre a seguito di elezioni democratiche. Nel 2000 si svolsero le elezioni politiche e presidenziali e, nonostante l’insoddisfazione popolare per le riforme economiche, furono vinte dal partito Fanmi Lavalas e da Aristide (92% di consensi).  e tornò la “paura” di un personaggio che comunque non era disposto ad accettare da burattino tutte le imposizioni delle ricche potenze straniere. Già dal novembre 2000, appena dopo le elezioni, è iniziata una pesante campagna politica, economica e mediatica contro di lui e contro i membri del partito che lo sostiene: accuse di brogli elettorali, usate come scusa per attuare il  blocco degli aiuti finanziari promessi (500 milioni di dollari all’anno) anche ad opera dell’Unione Europea, campagne mediatiche su presunte violazioni dei diritti umani, con denunce da parte di organizzazioni non governative legate agli USA. Nel 2003 Aristide chiede alla Francia la restituzione di 21 miliardi di dollari pagati da Haiti allo stato europeo dopo l’indipendneza come “indennizzo”. 

Nel 2004 avviene il vero e proprio golpe (il secondo) contro Aristide. I cosiddetti “ribelli”, entrati ad Haiti dalla Repubblica Dominicana, sono paramilitari molto ben addestrati, equipaggiati e armati, ex membri del FRAPH (“squadroni della morte” responsabili di uccisioni di massa e torture durante e dopo il colpo di Stato del 1991) come Emmanuel Constant (già collaboratore della CIA) e Jodel Chamblain, oltre che a Guy Philippe, ex capo della polizia ed ex membro delle forze armate di Haiti, addestrato in Ecuador dalle forze speciali statunitensi. Il 26 febbraio il Consiglio di Sicurezza delle NAzioni Unite rigetta la richiesta di invio dei Caschi Blu avanzata dal governo haitiano. Il 29 febbraio 2004, per anticipare l’appoggio militare del Venezuela al presidente Aristide, questi viene prelevato da militari statunitensi nella notte, facendolo salire frettolosamente su un aereo con destinazione la Repubblica del Centrafrica.

In quel periodo la comunità internazionale occidentale (USA, Francia e Canada, in particolare) decidono di appoggiare una parte dell’opposizione a Aristide, quella che chiedeva la sua destituzione e che rappresentava il braccio politico della lotta armata, ovvero la “Piattaforma Democratica delle Organizzazioni della Società Civile e dei Partiti Politici d’Opposizione”, frutto dell’unione tra la “Convergenza Democratica” (DC) –un gruppo di circa 200 organizzazioni politiche guidate da Evans Paul – ed il “Gruppo delle 184 Organizzazioni della Società Civile” (G – 184). Quest’ultimo gruppo è guidato da Andy Apaid, nato negli Stati Uniti da genitori Haitiani, fedele sostenitore del colpo di stato militare del 1991 e fondatore, durante l’era Duvalier, di una delle più grandi ditte di esportazione di materiale d’assemblaggio: le industrie Alpha. Questi sweatshop (letteralmente: i laboratori del sudore, ovvero fabbriche semiclandestine dove si lavora in regime di totale sfruttamento, anche 78 ore la settimana, e senza alcuna garanzia) producono articoli tessili e assemblano materiale elettronico per alcune ditte statunitens. Apaid è il più potente datore di lavoro di tutta Haiti e possiede una forza lavoro di circa 4000 operai, retribuiti con 68 centesimi di dollaro al giorno.

E’ il paramilitare Guy Philippe che in una lunga intervista denuncia come l’opposizione “non armata” ad Aristide di Paul e Apaid fosse al corrente di ogni sua mossa, compreso l’attacco del 29 febbraio alla capitale e come siano stati loro, all’ultimo ad avvisare l’ambasciata americana perchè rapisse il presidente prima dell’arrivo in città dei “ribelli”.

Con l’arrivo delle Nazioni Unite si tenta di sbloccare la situazione creando un triumvirato al governo del paese dove, insieme al rappresentante ONU e del partito Lavalas, siede proprio Evans Paul. Nelle elezioni presidenziali del 2006, realizzate sotto il controllo delle Nazioni Unite, mentre Aristide è ancora in esilio, viene eletto nuovamente René Preval, ma Evans Paul tenta la candidatura e riceve solo il 2.5% dei voti.

Tutto ciò è necessario per capire cosa si sta muovendo ad Haiti oggi dove il presidente Martelly ha sciolto il Parlamento, per decorrenza di data, e punta a cambiare la legge elettorale per potersi ricandidare alla presidenza per altri cinque anni. La scelta di Evans Paul, navigato politico, benvisto dagli Stati Uniti, e con sufficiente esperienza per muoversi nelle acque torbide, è un segnale che non è disposto a cedere senza lottare.

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5 Responses to #Haiti ha un nuovo primo ministro: Evans Paul, figura chiave del golpe del 2004

  1. […] di agosto, che dovrebbero mettere fine alla crisi istituzionale che dura da più di un anno (link) il Presidente del Consiglio Elettorale Provvisorio, Pierre Louis Opont, che nel 2010 era il […]

  2. […] continuare il suo mandato governando per decreto affiancato da un governo guidato dalla figura di Evans Paul, già parte del golpe di stato del 2004. Ad agosto vi sono state le prime elezioni amministrative, […]

  3. […] ad inizio anno e un Presidente, Martelly, che governa in solitaria per decreto, affiancato dal primo ministro Evans Paul, già parte del golpe di stato che pose fine alla presidenza di Aristide nel 2004. Nel 2010 le […]

  4. […] rettificato dal Parlamento) un personaggio coinvolto nel golpe di stato contro Aristide nel 2004: Evans Paul. Il processo elettorale, iniziato ad agosto, non si è ancora concluso e si sono registrati scontri […]

  5. […] elezioni. Il presidente Martelly iniziò a governare per decreto nominando un primo ministro, Evans Paul, che aveva giocato un ruolo chiave nel golpe de estado del 2004 contro il presidente […]

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