La FIA ha inserito per il 22 aprile il gran premio del Barhain nel calendario delle corse del 2012.

L’anno scorso le forti proteste contro il regime al governo avevano portato alla cancellazione della corsa, le Wiliams avevano comunque fatto sapere che stavano valutando la possibilità di boicottare la gara. Ora, a distanza di un anno, la situazione politica non è molto cambiata, per avere un’idea basta leggere qualche post di Alaska:

Con l’aperto controllo dell’Arabia Saudita e la tacita complicità degli Stati Uniti (che pagano al Bahrain un lauto affitto per alloggiarvi la loro Quinta Flotta e gli forniscono armi), nemmeno il rapporto della commissione internazionale sulle torture pubblicato a ottobre ha aperto la strada per le riforme. La divisione settaria cavalcata dal governo si è acuita, la giovane attivista Zeinab Alkhawaja (@angryarabiya) si trova per la terza volta in carcere (dopo che suo marito era stato appena liberato dopo dieci mesi di carcere, e mentre suo padre Abdulhadi Alkhawaja è in carcere da quasi un anno, sta facendo lo sciopero della fame, e ha scritto un appello alla Danimarca, paese dove ha a lungo vissuto da esule), e tutti i cortei notturni degli ultimi mesi sono stati repressi con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e pallini da caccia. Negli ultimi giorni i manifestanti, che erano sempre rimasti pacifici e avevano inventato alcune proteste simboliche come quella dei clacson, hanno cominciato ad appiccare incendi e lanciare molotov. In previsione dell’anniversario, il re ha di nuovo bloccato tutti i visti per i giornalisti stranieri, nonché i visti turistici all’ingresso. Migliaia di persone ieri, e gruppetti di giovani stamattina all’alba che hanno cercato di raggiungere quella che un tempo era Lulu correndo con le bandiere sono stati ricacciati indietro dai lacrimogeni, e si registrano già diversi feriti. La Boudaiya Highway è stata bloccata dalla polizia, Sitra isolata.

Come se non bastasse Amnesty International ha pubblicato un dossier sui diritti umani violati nel paese.

La mia richiesta, a cui spero vorranno aggiungersi altri blogger (che lincherò qui sotto), è che almeno le scuderie italiane, di cui una guidata da un personaggio con interessi politici, rifiutino di andare a correre in uno stato che reprime in forma così cruenta i diritti dei propri cittadini e che mostrino al mondo, con la loro assenza, che il profitto sa, a volte, piegarsi agli interessi della democrazia.

Ps: per far partire la catena di blog linkate questo post e tutti gli altri blog indicati qui sotto e segnalate l’adesione nei commenti.

Aderiscono: Osservatorio sul razzismo in Italia, Leonardo Fiorentini, Giulio Cavalli, Marco Lamperti

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5 Responses to Ferrari e Toro Rosso: non andate a correre in Bahrain

  1. nora says:

    con tutti i nostri problemi, dobbiamo pensare a queste stupidaggini? non è possibile!

  2. kuda says:

    la democrazia dei popoli passa attraverso queste stupidaggini, il SudAfrica cambiò anche quando grandi artisti internazionali si rifiutarono di esibirsi in uno stato governato con l’apartheid

  3. […] il post di Roberto che da il via alla catena di blog: La FIA ha inserito per il 22 aprile il gran premio del Barhain […]

  4. […] Roberto scrive del Gran Premio di F1 in cui i diritti sono già fuori dalla griglia di partenza. L’anno scorso le forti proteste contro il regime al governo avevano portato alla cancellazione della corsa, le Wiliams avevano comunque fatto sapere che stavano valutando la possibilità di boicottare la gara. Ora, a distanza di un anno, la situazione politica non è molto cambiata, per avere un’idea basta leggere qualche post di Alaska: Con l’aperto controllo dell’Arabia Saudita e la tacita complicità degli Stati Uniti (che pagano al Bahrain un lauto affitto per alloggiarvi la loro Quinta Flotta e gli forniscono armi), nemmeno il rapporto della commissione internazionale sulle torture pubblicato a ottobre ha aperto la strada per le riforme. La divisione settaria cavalcata dal governo si è acuita, la giovane attivista Zeinab Alkhawaja (@angryarabiya) si trova per la terza volta in carcere (dopo che suo marito era stato appena liberato dopo dieci mesi di carcere, e mentre suo padre Abdulhadi Alkhawaja è in carcere da quasi un anno, sta facendo lo sciopero della fame, e ha scritto un appello alla Danimarca, paese dove ha a lungo vissuto da esule), e tutti i cortei notturni degli ultimi mesi sono stati repressi con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e pallini da caccia. Negli ultimi giorni i manifestanti, che erano sempre rimasti pacifici e avevano inventato alcune proteste simboliche come quella dei clacson, hanno cominciato ad appiccare incendi e lanciare molotov. In previsione dell’anniversario, il re ha di nuovo bloccato tutti i visti per i giornalisti stranieri, nonché i visti turistici all’ingresso. Migliaia di persone ieri, e gruppetti di giovani stamattina all’alba che hanno cercato di raggiungere quella che un tempo era Lulu correndo con le bandiere sono stati ricacciati indietro dai lacrimogeni, e si registrano già diversi feriti. La Boudaiya Highway è stata bloccata dalla polizia, Sitra isolata. Come se non bastasse Amnesty International ha pubblicato un dossier sui diritti umani violati nel paese. Forse sarebbe significativo uscire dalla meccanica, entrare nel campo dei diritti (negati) e decidere che anche lo sport debba fare tappa dove la democrazia se lo merita. Ferrati e Toro Rosso per prime. […]

  5. kuda says:

    Alla fine ci sono andati tutti in Bahrain, però i problemi ci sono, eccome. News del 19 aprile:
    Sfiorato l’incidente al Gp del Bahrain. Un van del Force India team è stato sfiorato da una molotov sulla strada di ritorno dal circuito del Gran Premio verso l’albergo.

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