Ieri è stato sciolto il Parlamento haitiano. Dal 2012, quando sono decaduti un terzo dei senatori, non si realizzano le elezioni politiche nel paese caraibico e da oltre un anno è in corso un forte scontro tra il presidente Martelly e i partiti di opposizione sulla nuova legge elettorale.

Nella notte di domenica 11 gennaio, però, è stato firmato un accordo tra il presidente e 22 partiti (la maggior parte dei quali non esprimono parlamentari) per cercare di sbloccare la situazione, dopo i ripetuti appelli delle chiese, dell’Organizzazione degli Stati Americani e del Dipartimento di Stato USA. L’accordo prevede l‘impossibilità per il presidente di governare per decreto e la formazione di un governo di coalizione che dovrebbe portare il paese alle elezioni politiche (ma non presidenziali) entro la fine del 2015. Nel frattempo i lavori della Camera verrebbero mantenuti fino a 24 aprile e quelli del Senato fino al 9 settembre. Verrebbe costituito un Consiglio Elettorale Provvisorio di nove “saggi” indicati dalle chiese cattolica, protestante e dai membri della religione popolare del woodoo, dalla società civile, dai sindacati, dalla stampa e dall’università.

 

Tutto ciò però è ancora sulla carta perchè domenica il Parlamento non ha rettificato l’accordo e ora si aspetta ad ore, forse oggi, forse domani, una convocazione post-scioglimento, decisione che, come è evidente, si presta a mettere in dubbio la legittimità di ogni decisione che potrà essere presa in quella sede. Già, infatti, si levano parole che contestano la forma e la sostanza dell’accordo, e sono parole pesanti, ovvero quelle dell’ex candidata presidente Mirlande Manigat, sconfitta da Martelly al ballottaggio del 2011, presidente del Rassemblement des Démocrates Nationaux Progressistes, RDNP, che ha dichiarato

Oggi, di fronte alla catastrofe imminente, ho deciso di rompere il silenzio per gridare ad alta voce la mia rabbia, le mie preoccupazioni e la mia indignazione per questo omicidio programmato e annunciato di un fondamento essenziale della nostra dignità e della nostra sovranità. (…) Sono le ’11 e 55 all’orologio del paese, perché dal 12 gennaio, nessuna decisione può essere presa dalla Giunta o dal Parlamento, che sia coerente con la Costituzione. (…) Ora questo è imprescindibile, non c’è alternativa ad una decisione coraggiosa: prendere atto del fallimento della politica, la decadenza di tutte le istituzioni esecutive e legislative, e di conseguenza preparare una seria alternativa, responsabile della definizione le cose in chiaro, organizzare elezioni inclusive e non contestate, preparare una costituzione che combini il realismo funzionale e la necessità di orientamenti giuridici efficaci per prevenire gli abusi.

Gli oppositori all’accordo hanno già annunciato che continueranno la lotta e le richieste di dimissioni del presidente.

AGGIORNAMENTO: il Parlamento, convocato per la rettifica dell’accordo, non ha raggiunto il quorum, pertanto risulta sciolto e Martelly potrà governare per decreto.

Nuovi scenari, e non necessariamente positivi, si aprono per la politica ad Haiti

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4 Responses to Ore decisive per risolvere la crisi politica ad #Haiti AGGIORNAMENTO: Il Parlamento è stato sciolto non avendo raggiunto il quorum

  1. […] Notizie e fatti, spesso commentati, dalla Lombardia, Italia, Europa e Mondo. Ore decisive per risolvere la crisi politica ad #Haiti AGGIORNAMENTO: Il Parlamento è stato sciolto… […]

  2. […] che attualmente la situazione politica vede il Parlamento sciolto ad inizio anno e un Presidente, Martelly, che governa in solitaria per decreto, affiancato dal primo ministro […]

  3. […] anno la situazione politica è degenerata. A gennaio Haiti si è trovata senza Parlamento dopo che è scaduto il mandato di quello in carica e che non sono state realizzate nuove […]

  4. […] inizio gennaio 2015 è stato sciolto il parlamento poichè erano scaduti i 5 anni dall’elezione e nel 2014 non erano state convocate elezioni. […]

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