La situazione è sempre così dannatamente equivoca tra Repubblica Dominicana e Haiti che anche gli aiuti umanitari sono motivo di scazzi.

Dopo l’urgano Matthew gli Stati Uniti hanno mandato 300 marines ad Haiti, il presidente dominicano Danilo Medina si è riunito con l’omologo haitiano (che è presidente ad interim non riconosciuto da tutte le forze politiche) per coordinare l’aiuto.

La Repubblica Dominicana è stata molto generosa e immediata nell’aiuto.

Ora, la situazione politica ad Haiti è la seguente: vi è un parlamento non pienamente eletto (molti seggi sono ancora vacanti), il presidente eletto ha lasciato il mandato nel febbraio 2016 per scadenza naturale, era stato eletto un presidente ad interim che avrebbe dovuto portare a nuove elezioni ad aprile, poi cancellate e convocate per domenica scorsa. Queste elezioni presidenziali sono state poi annullate a causa dell’uragano e riconvocate per il 20 novembre. Questa incertezza crea delle lotte politiche e una necessità di visibilità tra le varie fazioni politiche.

Alcuni senatori in cerca di visibilità hanno fatto un’interpellanza per chiedere al governo di dare 24 ore ai militari dominicani per lasciare il paese, questo dopo che un giornale haitiano aveva pubblicato in prima pagina una foto di un soldato dominicano armato di tutto punto mentre accompagnava uno dei convogli di aiuti umanitari.

I giornali dominicani hanno preso questa notizia per titolare che gli haitiani (tutti) disprezzano l’aiuto umanitario dominicano, cavalcano cosí l’onda già presente da qualche giorno del malcontento nazionale verso l’appoggio al paese vicino.

A nulla è valso il chiarimento del presidente Danilo che ha assicurato che non vi sono più, già da tempo, soldati dominicani in territorio haitiano, ormai la macchina è avviata e allora ecco un ex presidente che dichiara che se gli haitiani non vogliono il cibo dominicano che lo restituiscano, e via così…

sempre alimentando l’idea che i due popoli non possano parlarsi.

E nessuno critica la presenza militare statunitense.

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